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Amazon sospende la vendita dei libri di Edizioni E/O

I peggiori incubi dell’editoria si stanno realizzando.

In prima battuta avevo capito che fosse stata la Casa Editrice romana a decidere di non vendere più tramite Amazon, ma da questo articolo de La Stampa (condiviso oggi da Nicola Lagioia), sembra proprio che sia stata Amazon a intraprendere l’iniziativa di chiudere la vendita a E/O (dei quali ottimi romanzi ricordiamo quelli di Elena Ferrante).

Il nodo del contendere è uno sconto sul prezzo di copertina che Amazon pretende e che E/O dice di non poter sostenere.

Non potendo fare un discorso di business, non conoscendo i numeri di cui stiamo parlando, devo comunque ammettere che la decisione di Amazon arriva anticipando i tempi rispetto alle previsioni.

Nonostante abbia in Italia degli ottimi concorrenti (su tutti IBS), decide di fare un atto di forza verso una casa editrice che, pur non essendo superbig, ha comunque la sua fetta di mercato.

E quando lo fa? Nel periodo caldo dell’anno.

Ora, ho letto di tanti editori che hanno “appoggiato” la posizione di E/O che ha rifiutato di accettare le condizioni imposte da Amazon, però i loro libri sono tutti ancora là.

Non è una critica, il business è business, non guarda a posizioni di principio fini a se stesse. Se fossi la responsabile marketing, al netto dei numeri, avrei proseguito anche io a vendere su Amazon.

Anche perché, se Amazon decide di inscatolare e rimandare in Casa Editrice i libro di E/O, non lo fa per ripicca. Lo fa perché ha considerato di poterselo permettere e, visto che dubito ci siano errori di valutazione in quei mefistofelici geni del marketing di Amazon, se se lo può permettere è perché la partita degli editori è già persa.

È stata persa quando fallì la riforma delle politiche di sconto proposta da Mondadori qualche anno fa, è stata persa quando tutti conoscevano lo strapotere dei (del) distributori che hanno rilevato più di una Casa Editrice fallita per debiti e per tanti altri meccanismi malati che si sono protratti per molti anni.

Vogliamo ricordare che i numeri in crescita sventolati dall’ AIE sulla vendita dei cartacei in libreria dipendono da un aumento dei prezzi e non dall’aumento delle copie vendute?

Continuiamo a nascondere la sporcizia sotto al tappeto. Sì, serve ottimismo, ma non questo. Serve quello che ti spinge a ridisegnare un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Ma forse quella si chiama disperazione.