L’importanza di essere in libreria, verità o rappresentazione?

E’ molto che covo questa riflessione. Poi, ieri, ho letto un interessante post di Diego Di Dio (Agenzia letteraria Saper Scrivere) che racconta una realtà editoriale (troppo) veloce, in cui il libro diventa oggetto da comprare e consumare in un lasso di tempo brevissimo.

Fioccano quindi i thriller del secolo o i casi editoriali dell’anno, lanciati verso il pubblico fagocitante come arance agli assetati. Da padrone le fanno le big che prediligono nomi dal suono facile, nomi che si “vendono da soli”. 

E gli altri? Esordienti di primo pelo (escludiamo gli autori “paganti” che ancora non si rendono conto di quanto sia una pratica umiliante e truffaldina) che si fanno in quattro per autopromuoversi spesso anche a spese proprie. Le case editrici piccole e medie che valutano, oltre al libro, anche questa capacità (?) dell’autore, perchè si sa: non sei mica De Giovanni, eh.

Autore che non sei De Giovanni, dico a te, quanto hai speso per AUTOPROMUOVERTI? Quanto spendi per essere presente alle fiere e “spingere” il tuo libro? Quanto tempo usi per fare quello che la tua casa editrice dovrebbe fare e che invece fai tu? Non posso saperlo, ma sicuramente so quanto abbiano rotto le scatole i post in cui diciamo su che rivista/sito/giornale siamo stati menzionati (il più delle volte perchè il libro glielo abbiamo mandato noi).

Io vivo in un mondo lavorativo governato dal profitto che può essere deprecabile, ma che in sè racchiude una grande verità: la misura del successo è il guadagno.

Per carità, ci sono i complimenti, le soddisfazioni, la felicità di scrivere e di essere letti, magari di provocare emozioni. Ma tutto questo assume un carattere inquietante quando viene utilizzato come MEZZO RETRIBUTIVO.

Siete (siamo) in libreria, bravi. Ma ci guadagnate un 5-6% su ogni vendita (in pochi casi di più) che avviene perchè voi avete investito per autopromuovervi (ma anche per farvi editare il manoscritto per conto vostro).

Aprite un foglio excel e fate i conti. Su una riga mettete quanto spendete e sull’altra quanto vi è stato versato sul conto corrente (i rendiconti non valgono, qui parliamo di soldi veri, magari ricevuti dopo anni).

Vale la pena? Se continuate a inviare manoscritti alle case editrici immagino di sì.

La mia esperienza in tal senso è stata positiva, ho conosciuto molte persone interessanti, ho scambiato idee, ho persino aggiunto qualche amico a piccolo novero di quelli che posso vantare. Nessun problema con gli impegni contrattuali, sempre rispettati (so di essere fortunata, altri hanno avuto esperienze molto negative).

Ma se vi dovessi dire che, a parte questo, ho avuto più soddisfazioni dall’avere i miei libri in libreria, rispetto a non averli, alla fine dei conti vi dico di NO.

Ho già preferito il self per libri che Case Editrici (piccole) sarebbero state disposte a pubblicare e non escludo di continuare così in futuro (a meno di allettanti eccezioni). In self vendo di più e guadagno il 70% su ogni vendita (e vi assicuro che il valore delle due righe excel cambia drasticamente quando i soldi li prendi PUNTUALMENTE ogni mese e non dopo eoni). 

E se anche lo status del self accusa colpi a causa di sprovveduti che mettono online la qualunque senza aver nemmeno pensato a rivolgersi a una società seria di editing, questo non significa che tutti siamo da buttare, anzi. Abbiamo chiari esempi di successo all’estero.

E’ vero, ci vogliono delle capacità anche “amministrative” e di business, ma gli strumenti a disposizione sono davvero molti e molto accessibili.

Non ho la verità in tasca, nè una sfera di vetro in grado di predire i cambiamenti che la tecnologia sta portando anche nell’editoria, ma quello che so è che i modelli tradizionali stanno collassando (ho letto una e-mail di un distributore che esortava gli editori a BOICOTTARE Amazon, questo la dice lunga sul livello di competenza di business con cui si ha a che fare).

La discussione è aperta e spero di leggere altre riflessioni, anche perfettamente contrarie alla mia. Nel frattempo, comunque, si scrive 🙂

#love